“Coloro che per le piazze spacciano unguenti, o altre medicine, cavano i denti o fanno giochi di mano che oggi più comunemente dicesi Ciarlatani… da Cerreto, paese dell’Umbria da cui soleva in antico venir siffatta gente, la quale con varie finzioni andava facendo denaro“.
Il termine “Ciarlatano”, noto in tutto il mondo, sta oggi ad indicare ogni tipo di impostore e ingannatore, ma la diretta derivazione della parola “Ciarlatano” si deve alla fusione tra “Ciarla” (riferita al parlare a vanvera) e “Cerretano” (abitante di Cerreto di Spoleto); è stato poi associato alla professione di questuante, scelta dai Cerretani in epoca Medievale; l’arte della questua fu forse appresa dai pellegrini, essendo tale località posta lungo uno degli itinerari di visita di importanti santuari cristiani. Poi, i cerretani affinarono la loro arte di questuanti a Spoleto nel XIV secolo, a servizio della locale organizzazione ospedaliera, che per quell’epoca era all’avanguardia.
Il termine ciarlatano è poi divenuto anche sinonimo di “saltimbanco”, in quanto tali personaggi, per attirare l’attenzione, spesso salivano su sgabelli di legno che si portavano dietro, in modo da richiamare il pubblico e vendere le loro mercanzie; i Ciarlatani misero in atto vere e proprie rappresentazioni teatrali di alto ingegno, attirando l’interesse del popolo travolto dalla meraviglia e lo stupore.